L’economia e i mercati finanziari e valutari

Il 2014 ha visto una crescita moderata dell’economia e del commercio internazionale. Negli Stati Uniti, la ripresa si è rafforzata e il tasso di disoccupazione è diminuito. L’Eurozona è uscita dalla recessione del 2012-13, ma la ripresa si è indebolita fra il secondo e il terzo trimestre, anche a seguito della crisi russo-ucraina. La dinamica dell’inflazione è rallentata ovunque a causa della caduta delle quotazioni petrolifere; in tutta l’Eurozona, l’inflazione è risultata ampiamente al di sotto delle previsioni, avvicinandosi allo zero.

L’Italia è il paese europeo dove la ripresa stenta maggiormente ad affermarsi. La produzione industriale ha registrato un progressivo deterioramento. Da metà anno si sono spenti molti dei segnali di ripresa apparsi nei mesi precedenti: il clima di fiducia è peggiorato, l’export ha rallentato e la dinamica degli investimenti è stata negativa. Positivi i consumi, che hanno beneficiato di una crescita del reddito disponibile reale delle famiglie. In media annua il PIL si è ridotto dello 0,4%. Nonostante il quadro macroeconomico deludente, il deficit pubblico è stato mantenuto entro il 3%; tuttavia, si sono interrotti i progressi che avrebbero dovuto portare alla stabilizzazione del debito. Anche la realizzazione dell’ambizioso programma di riforme annunciato a inizio anno è stata complessa. L’andamento negativo dell’attività economica ha accentuato la debolezza del mercato del lavoro, che però negli ultimi mesi ha evidenziato segnali di miglioramento, tra i quali la stabilizzazione del numero di occupati. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il massimo storico nel 2014, superando il 13% nell’ultimo trimestre, anche per effetto dell’aumento della forza lavoro. La difficile situazione del mercato del lavoro è testimoniata dal dualismo generazionale, dall’elevata disoccupazione di lungo termine, dal sottoutilizzo della forza lavoro. La nuova occupazione è stata quasi interamente di carattere temporaneo.
Le politiche monetarie hanno iniziato a muoversi in direzioni divergenti. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve ha completato la prevista riduzione degli acquisti di titoli e avviato la discussione interna sul percorso che porterà nel 2015 al rialzo dei tassi ufficiali. Muovendosi in direzione opposta, la Banca Centrale Europea ha tagliato i tassi ufficiali, portando il tasso sulle operazioni principali di rifinanziamento allo 0,05% e il tasso sui depositi al -0,20%. Inoltre, ha adottato nuovi strumenti non convenzionali, avviando il programma condizionato di rifinanziamento a lungo termine (TLTROs) e un nuovo programma di acquisti di covered bonds e cartolarizzazioni. La politica monetaria espansiva della BCE ha favorito il calo delle aspettative sui tassi su tutte le scadenze. La pressione al ribasso si è accentuata con i segnali dell’introduzione da parte della BCE di programmi di acquisti di titoli di stato, aspettativa concretizzatasi dopo la chiusura dell’esercizio. Il differenziale decennale di rendimento fra Italia e Germania, che aveva iniziato l’anno a 214pb, ha toccato un minimo di 119pb a inizio dicembre, beneficiando delle aspettative di nuove misure straordinarie della BCE. Nel secondo semestre si è registrato un notevole apprezzamento del dollaro. Il cambio con l’euro, che a fine giugno era vicino a 1,37, a fine anno era sceso a 1,21.

Il mercato del credito

Nel 2014, per il terzo anno consecutivo, i prestiti delle banche italiane al settore privato sono risultati in contrazione. Il calo si è attenuato in corso d’anno, con maggior evidenza nel secondo semestre. Il protrarsi della recessione ha avuto un impatto significativo sull’andamento dei prestiti alle imprese, soprattutto su quelli a medio-lungo termine, colpiti dalla caduta degli investimenti. D’altro canto, nella seconda parte dell’anno i prestiti a breve termine alle imprese hanno mostrato segni di miglioramento, con il tasso di variazione risalito lievemente sopra lo zero dai valori fortemente negativi registrati in precedenza. I prestiti alle famiglie si sono confermati più resilienti, segnando un calo molto contenuto e in attenuazione. Il 2014 ha visto segni di recupero delle erogazioni di mutui residenziali che tuttavia non si sono tradotti in un aumento degli stock.
L’andamento dei prestiti ha continuato a risentire della debolezza della domanda che, peraltro, ha confermato i segnali di miglioramento. In particolare, in corso d’anno la domanda da parte delle imprese ha visto dapprima un’attenuazione del calo e negli ultimi mesi è risultata invariata. Migliore è apparsa la domanda da parte delle famiglie, che lungo tutto il 2014 hanno espresso un aumento delle richieste di mutui per acquisto di abitazioni mentre sul finire dell’anno si è riaccesa anche la domanda di credito al consumo. La pressione concorrenziale ha cominciato a esercitare un moderato impulso all’allentamento dei criteri di concessione mentre risulta smorzato l’impatto restrittivo connesso al rischio percepito riguardo all’attività economica in generale e alle prospettive di particolari settori e imprese. La crescita delle sofferenze lorde è rallentata ulteriormente, confermando tuttavia un ritmo elevato, del 15% circa a fine anno. In rapporto al totale dei prestiti, lo stock di sofferenze lorde è salito al 9,6% dall’8,1% di fine 2013. Pertanto, il mercato dei prestiti bancari è rimasto caratterizzato da un’intonazione prudente, pur registrando un miglioramento dei giudizi delle imprese sulle condizioni di accesso al credito.
Il calo dei tassi di mercato e di quelli di riferimento della politica monetaria si è gradualmente trasmesso ai tassi sui prestiti. Nel secondo semestre, il tasso medio sui nuovi prestiti alle società non finanziarie è sceso ai minimi da quattro anni. Considerevole è stato il calo del tasso sui nuovi prestiti di importo fino a 1 milione alle società non-finanziarie, indicativo dell’allentamento delle condizioni creditizie nei confronti delle imprese di minore dimensione. Il trend distensivo dei tassi italiani è significativo anche nel confronto europeo. Nel corso del 2014 si è registrata una riduzione dei differenziali tra i tassi italiani sui nuovi prestiti alle imprese e quelli medi dell’area euro. Nell’ultima parte dell’anno tali differenziali sono arrivati ai minimi da ottobre 2011 quando, a seguito della crisi del debito sovrano, l’aumento degli spread cominciò a riflettersi anche sui tassi bancari. E’ proseguito anche il calo del tasso medio sui nuovi mutui alle famiglie per acquisto di abitazioni, ampiamente sotto il 3%.

Il risparmio e la raccolta bancaria

La propensione al risparmio delle famiglie italiane è aumentata nel 2014 grazie alla crescita del reddito disponibile reale. I flussi di risparmio, insieme al contributo positivo dei mercati finanziari, hanno quindi sostenuto un aumento delle attività finanziarie. In termini di attitudini di investimento, nel 2014 si sono accentuati i trend alla base di un processo di ricomposizione in atto nei portafogli dei risparmiatori. Gli investimenti delle famiglie si sono indirizzati verso le componenti a vista, in particolare i conti correnti bancari, e verso gli strumenti del risparmio gestito. All’opposto, anche per effetto delle minori esigenze di provvista da parte delle banche, è proseguito il crollo delle obbligazioni e, come da attese, i depositi con durata prestabilita hanno intrapreso una tendenza in calo che fa seguito al forte sviluppo registrato negli anni passati. Si sono ridotti anche gli investimenti in titoli di Stato, penalizzati dai bassi rendimenti. Il contesto è stato quindi favorevole alla vivace dinamica degli strumenti del risparmio gestito. In particolare, nel 2014 il mercato italiano dei fondi comuni aperti ha ottenuto una raccolta netta fortemente positiva, raggiungendo un nuovo record storico e anche le assicurazioni vita hanno registrato una notevole accelerazione della raccolta premi, confermando il trend positivo dell’anno precedente.